No Violenza – Contro lo stalking, il femminicidio ed ogni altra forma di violenza sulle donne

13 aprile 2012 | 58 commenti

L’iniziativa 2.0 “No Violenza – Contro lo stalking, il femminicidio ed ogni altra forma di violenza sulle donne” si è tenuta dal 16 al 29 aprile 2012, per leggere il documento finale che riassume i risultati concreti raccolti clicca qui.

Di seguito la pagina su cui si è svolta l’iniziativa.


Oggi si parla tanto di violenza sulle donne, stalking e femminicidio, ma cosa si fa di concreto per combatterli?

Nasce da qui l’iniziativa 2.0 “No Violenza – Contro lo stalking, il femminicidio ed ogni altra forma di violenza sulle donne”.

Vogliamo sollevare una discussione e un confronto mirati a raccogliere proposte e idee che affrontino concretamente questi problemi, raccogliere un sentimento comune che determini un vero cambiamento.

Non vogliamo riportare numeri e statistiche, perché dietro ognuno c’è una storia, un volto, una sofferenza, ma vogliamo sollevare il problema, chiedervi di contribuire a rompere il muro di silenzio e di invisibilità. Un “brainstorming” in rete che porti tutti ad avere una visione più completa di questi fenomeni, per riconoscere un percorso di rinnovamento sociale da perseguire.

Questa iniziativa va dal 16 al 29 aprile e si snoda su questa pagina del sito AIED (per commentare clicca qui e vai a fondo pagina)  sulla nostra pagina Facebook , su Twitter  , su YouTube nella playlist “Violenza contro le donne”, su tutti i vostri ambienti social.

Venerdì 20 è Blogging day, ci piacerebbe davvero che i blogger si facessero sentire, creando una rete che spinga forte il messaggio. Clicca qui per vedere la lista dei Blogger partecipanti.

Date spazio e partecipate attivamente a questa iniziativa e invitate i vostri amici a partecipare.

PSD banner iniziativa "No Violenza – Contro lo stalking, il  femminicidio ed ogni altra forma di violenza sulle donne"Fotografi, pittori, poeti, scrittori, illustratori, grafici, vignettisti, diamo all’iniziativa un taglio personale e usiamo linguaggi espressivi differenti. Utilizzate il nostro banner bianco e inserite il vostro punto di vista, ognuno potrà interpretare il messaggio #NoViolenza a modo proprio.
Scaricate il psd, inserite la vostra immagine e pubblicatela sulla nostra pagina di Facebook.

Vorremmo che da queste 2 settimane di confronto nascessero progetti concreti (per tutti i contributi che stiamo raccogliendo clicca qui) e solo insieme possiamo  riuscirci.

Grazie!

AIED


58 pensieri su “No Violenza – Contro lo stalking, il femminicidio ed ogni altra forma di violenza sulle donne

  1. non è con nuove leggi che si combatte la violenza o ‘buttando la chiave’ Il problema è culturale, come spiega il Prof.Massimo Fagioli in questa intervista
    –>Intervista allo psichiatra Massimo Fagioli: uomini che uccidono le donne (left n.28 2010)
    di Ilaria Bonaccorsi Gardini
    Nei giorni della strage di donne (54 dall’inizio dell’anno) pubblichiamo una intervista allo psichiatra Massimo Fagioli uscita su left del 16 luglio 2010. Anche allora era allarme per il “femminicidio” in Italia.
    http://www.left.it/2012/04/29/intervista-allo-psichiatra-massimo-fagioli-uomini-che-uccidono-le-donne-left-n-28-2010/3050/

  2. mi piacerebbe se la televisione imparasse a rispettare le donne e condannasse la violenza senza indulgere alla sterile emotivita’ o ai particolari da guardoni che non arrivano mai a far ragionare le mamme ad educare i figli maschi. forse se si dessero servizi reali di sostegno alle donne e si evitassero le sentenze scandalose come la non punibilita’ dello stupro di gruppo, si potrebbe sperare nel rispetto delle donne , soggetti e non oggetti.

  3. Progetto Francesca da Rimini (http://www.cdrc.it/francesca.html)

    Il progetto Francesca da Rimini, frutto di 3 anni di lavoro e di ricerche, è il punto di partenza del CDRC per sottoporre alla pubblica attenzione un tema che riteniamo cruciale e che ottiene ben poca attenzione: la morte della donna nel rapporto di coppia, ovvero l’omicidio della donna causato dal marito o dal fidanzato attuale o pregresso. Il progetto Francesca da Rimini intende presentare questo tema come una vera e propria emergenza sociale e diffondere, mediante il teatro e altri strumenti multimediali, la coscienza dei rischi che tale emergenza comporta, affinché possano porsi in atto misure capaci di arginare tale fenomeno.
    Il progetto non si limita ad affrontare il generico tema della violenza nei confronti della donna; piuttosto si concentra su un particolare tipo di violenza – che è senz’altro il più grave-: l’uccisione della donna all’interno del rapporto di coppia, sia esso regolare o occasionale, passato o presente. E’ sufficiente una approfondita analisi sui quotidiani degli ultimi anni per prendere atto che il tema è di scottante attualità in Italia e in Europa, al punto da far parlare di vero e proprio allarme sociale. A fronte di questa situazione si deve denunciare una scarsa coscienza collettiva riguardo al fenomeno. E’ vero che ogniqualvolta che la pubblica opinione viene informata di casi del genere essa ne viene commossa e addolorata. Ma quasi mai si cerca di approfondire le ragioni e i limiti culturali che stanno sullo sfondo di questi eventi. Di rado si va oltre alla compassione per la vittima e non mancano persino casi in cui il comportamento dell’aggressore viene compreso o addirittura giustificato. Ed è sin troppo facile rintracciare il dolore dietro atti del genere o inventare nevrosi che possano far passare il carnefice da vittima.
    Al riguardo vale la pena di considerare la differenza con cui l’opinione pubblica tratta due diverse fattispecie: il caso dell’uomo che uccide la propria donna e quello della donna che uccide il proprio uomo; ebbene tutti concorderemo nel rilevare che nel secondo caso la pubblica opinione mostra un interesse decisamente più marcato e i casi – relativamente rari – di donne che uccidono il proprio marito sono oggetto di pubbliche discussioni, di chiacchiere nei bar e per intere settimane restano al centro dell’attenzione di tutti. I casi in cui è l’uomo ad uccidere vengono invece dimenticati con la stessa rapidità con cui si getta un giornale vecchio. Una delle ragioni per cui questo avviene è certo l’assuefazione crescente ad eventi del genere: veniamo a sapere che il tal giorno, nella tale città, un uomo ha ucciso la sua ex moglie o la sua fidanzata; sappiamo che due o tre giorni dopo un altro uomo farà, altrove, la stessa cosa e finiamo per accettare questi eventi come ineluttabili. Tuttavia, come vedremo, l’abitudine non costituisce una spiegazione e il clima di assuefazione non basta a spiegare le ragioni di un fenomeno così aberrante.
    Per una spiegazione seria conviene piuttosto considerare che uccidere vuol dire distruggere, eliminare, cancellare. Il tema della morte causata dall’uomo alla donna in contesti familiari o affettivi ci riporta immediatamente a un quadro dove a dominare non è semplicemente una occasionale violenza fisica o verbale ma piuttosto la cancellazione dell’identità e del diritto a una vita indipendente. E’ vero che in molti di questi casi l’autore del delitto agisce in un clima di generale autodistruzione, per cui oltre a uccidere la madre egli uccide anche i figli e conclude uccidendo se stesso. Tuttavia proprio questi casi – in cui la morte della fidanzata, della compagna, della moglie, diventa parte integrante dell’autodistruzione dell’assassino – rivelano una condizione psicologica in cui la vita della donna è vista come semplice appendice a quella dell’uomo. Ecco allora che affrontare il tema delle donne uccise dai loro amanti equivale in primo luogo ad affrontare il tema del diritto a una vita indipendente da parte della donna.
    Ebbene, il fine del progetto “Francesca da Rimini” è in primo luogo quello di scuotere l’opinione pubblica e il mondo della cultura per uscire da questo clima in cui eventi devianti e mostruosi vengono accettati come corollario naturale della crisi della nostra società e operare, invece, un tentativo nella direzione dell’educazione all’orrore e alla inaccettabilità nei confronti di casi del genere. Allo stesso tempo il Progetto mira a comprendere il fenomeno individuando pregiudizi, antichi e moderni che vi stanno alla base, ponendo attenzione sul diritto incondizionato della donna a una completa libertà nella vita intellettuale e di relazione, e riconoscendo le donne come portatrici di una specifica identità culturale e intellettuale, in parte distinta da quella maschile.
    Questo ci porta naturalmente al recupero di tanti spunti che il movimento delle Donne ha sviluppato negli anni ‘60 e ’70. Ma il Progetto Francesca da Rimini mira a portare avanti questi temi senza niente concedere ad atteggiamenti sessisti, o rivendicativi: non si tratta di portare avanti una battaglia “a vantaggio di un sesso” ma una battaglia per uomini e donne assieme, i cui frutti possono e devono essere goduti da entrambi. E’ convinzione dei promotori del progetto che gli uomini potrebbero essere i primi ad avvantaggiarsi di una cultura in cui la donna goda pienamente di quel diritto all’indipendenza culturale e intellettuale che per molti secoli le è stata negata. Oggi, nella nostra società, grazie alle battaglie condotte negli anni passati è possibile cominciare a intravedere le meravigliose promesse di un nuova cultura, in cui la donna possa finalmente parlare con piena dignità e libertà: oggi è dato di ascoltare lezioni universitarie di donne, oggi abbiamo il privilegio di avere, anche in Italia, delle donne che sono caposcuola di movimenti culturali. E questo è un grande vantaggio anche e soprattutto per gli uomini che non sono più costretti a una replica costante di un modo di pensare “maschile” e possono esplorare nuove strade intellettuali e morali. Tuttavia molto è il lavoro che deve essere ancora svolto. Lunga e difficile la battaglia . Il CDRC, mediante il Progetto Francesca da Rimini intende svolgerla con uno degli strumenti culturali di cui dispone, il Teatro.